Flat lay of real estate concept
L’aumento del carico fiscale stabilito in manovra, inizia a non rendere più così appetibili gli affitti brevi ad uso turismo, rispetto ai contratti più duraturi.
Le locazioni lunghe, in molti casi, tornano ad essere più convenienti degli affitti brevi. È l’effetto della manovra prevista dal Ddl di Bilancio, che porta dal 21 al 26% la cedolare secca per queste locazioni. Secondo i dati elaborati dal Sole 24Ore (La Tour -Parente, 29 ottobre), sugli affitti medi in diverse città italiane, partendo dal caso di un trilocale piccolo, in zona semicentrale, che si presta sia alla locazione breve che all’affitto lungo, ma che non è collocato in aree delle città più centrali e, quindi, più votate alle presenze turistiche. In altre parole, un immobile che, a seconda della convenienza, potrebbe passare agevolmente da un utilizzo all’altro.
E la convenienza dell’affitto breve, numeri alla mano, non è così alta, soprattutto con il nuovo carico fiscale. I numeri, infatti, dicono che in molte città l’affitto breve non è competitivo. Contando tutte le spese che comporta gestire questo tipo di locazione (pulizie, manutenzioni, assicurazione, utenze, commissioni ai portali), in alcune città nelle quali le entrate medie non sono così elevate (come a Torino, a Genova o a Bologna), il netto che resta dopo la cedolare al 26% è molto più basso di quanto si otterrebbe con una locazione lunga ordinaria, tassata al 21 per cento. In altri casi il guadagno netto è simile per le diverse tipologie di affitto (Roma, Firenze, Napoli)
Appare chiaro che con questo nuovo carico fiscale (salvo modifiche in Parlamento), l’affitto breve è un tipo di attività che va molto bene nelle zone a forte attrazione turistica, ma va meno bene in altre. In questi anni molti hanno pensato che fosse un modo per affittare case, in qualsiasi parte d’Italia, tenendole a disposizione. La realtà, però, è che il ritorno economico spesso è molto relativo.
Bisogna anche considerare che l’affitto breve può essere motivato da ragioni non economiche, ovvero tenere l’immobile parzialmente disponibile per sé ovvero per esigenza organizzative, ed evitare i tempi e le lungaggini degli affitti lunghi in caso di situazioni patologiche, ed allora una tassazione così marcata spingerà ovviamente al nero.
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